
Nella quiete raccolta di Casa Don Luigi Maran, dove i giorni scorrono spesso con ritmi lenti e silenziosi, è nato qualcosa di inatteso e profondamente umano: un coro. Non un semplice gruppo musicale, ma un’esperienza condivisa capace di intrecciare vite, ricordi e sensibilità diverse. Il suo nome, “Armonie della memoria”, racconta già molto di ciò che rappresenta.
Il coro, formato da anziani provenienti da tutti i reparti della struttura, è diventato un vero punto di incontro tra persone che, altrimenti, difficilmente avrebbero avuto occasione di condividere momenti così intensi. Accanto agli ospiti laici, hanno partecipato alcune suore, dando vita a un gruppo eterogeneo ma sorprendentemente coeso. Due mondi che, a prima vista, potrebbero sembrare distanti, ma che nel canto hanno trovato un linguaggio comune.
A guidare il percorso è stata la maestra Stefania, con sensibilità e competenza, capace di valorizzare ogni voce e di creare un clima accogliente e inclusivo. Al suo fianco, Suor Elena ha accompagnato il coro con la musica, offrendo un sostegno prezioso che ha arricchito ogni prova. Fondamentale è stato anche il contributo di alcune volontarie, presenza discreta ma costante: grazie alla loro dedizione, tutti gli anziani hanno potuto partecipare con regolarità, superando difficoltà organizzative e personali.
Le prove settimanali sono diventate presto un appuntamento atteso. All’inizio c’era un po’ di timidezza: voci incerte, sguardi curiosi, qualche esitazione. Ma bastavano poche note per sciogliere le tensioni. Il repertorio scelto ha avuto un ruolo fondamentale: accanto ai brani religiosi, familiari soprattutto alle suore e a chi ha coltivato una fede più tradizionale, sono stati inseriti canti popolari, canzoni della giovinezza degli ospiti, melodie che evocavano feste di paese, amori lontani, momenti di vita condivisa.

È stato proprio questo equilibrio a rendere speciale l’esperienza. Durante una lode a Maria cantata con devozione, si percepiva senso di raccoglimento e spiritualità; poco dopo, con una canzone popolare, si accendevano sorrisi, battiti di mani, persino qualche accenno di danza. Le suore hanno imparato ritornelli che non conoscevano, mentre gli anziani si sono lasciati coinvolgere in canti liturgici, scoprendo una nuova forma di partecipazione.
Un elemento particolarmente significativo è stato l’uso di piccoli strumenti musicali. Alcune residenti hanno accompagnato il canto con sonagli, legnetti, triangoli e il suggestivo bastone della pioggia. Non si è trattato di un semplice abbellimento sonoro: questi gesti hanno rappresentato la continuità di competenze acquisite durante il percorso di musicoterapia vissuto nel 2025. In questo modo, il coro è diventato anche uno spazio in cui recuperare abilità, rafforzare la coordinazione e sentirsi ancora attivi e partecipi.
Il coro è diventato così uno spazio di relazione autentica. Non contavano più le differenze di percorso o di visione del mondo: ogni voce aveva lo stesso valore, ogni presenza contribuiva all’armonia complessiva. Anche chi inizialmente si sentiva insicuro ha trovato il proprio posto, sostenuto dal gruppo e incoraggiato dagli altri.

Ma forse l’aspetto più toccante è stato il legame con la memoria. Molti anziani, anche quelli con fragilità cognitive, riuscivano a ricordare parole e melodie con sorprendente chiarezza. Il canto si è rivelato una chiave per riaprire cassetti del passato, riportando alla luce emozioni e immagini dimenticate. In quei momenti, Casa Maran non era più solo un luogo di cura, ma uno spazio vivo, attraversato da storie che tornavano a respirare.
A conclusione del percorso, è stato organizzato un unico momento di esibizione, rivolto ai familiari dei residenti coinvolti. Non è stato un semplice saggio, ma un’occasione carica di emozione e significato: per molti familiari, vedere i propri cari partecipi, presenti e coinvolti è stato sorprendente e commovente. Non contava la perfezione tecnica, ma l’intensità del momento: occhi lucidi, mani strette, applausi sinceri.
“Armonie della memoria” non è stato soltanto un coro, ma un’esperienza di condivisione profonda. In un contesto in cui il rischio è spesso quello dell’isolamento, questa iniziativa ha dimostrato quanto sia importante creare occasioni di incontro significative. Il canto, linguaggio universale e accessibile, ha saputo costruire ponti tra generazioni, tra visioni diverse, tra passato e presente.
E così, tra una nota e l’altra, è emersa una verità semplice ma potente: quando le voci si uniscono, anche le distanze più grandi possono trasformarsi in armonia.
A cura del Servizio Educativo di Casa don Luigi Maran